Villa Panza un magnifico connubio tra antico e moderno

L’Italia è letteralmente imprigionata in una morsa di gelo ma, al primo spiraglio di sole, non ho saputo resistere e così, spronata dal fatto che la mia tessera FAI è in scadenza, ho cercato uno dei pochi beni che non ho ancora visto nel raggio di un centinaio di km da casa.

Ben incappucciata e con la mia Canon immancabilmente al collo ho puntato il navigatore verso Varese. Dopo aver visitato Villa della Porta Bozzolo ed il Monastero di Torba,  non rimaneva che visitare Villa Panza. La giornata non prometteva bene ma quando in te si scatena quel desiderio irrefrenabile di andare alla ricerca di nuove chicche  in men che non si dica sali in macchina e vai verso la tua nuova destinazione.

Prendendo appunti qua e là, ripercorriamo insieme la storia di questa elegante dimora che, dall’alto del colle di Biumo Superiore, domina   Varese.

Villa Panza venne edificata intorno alla seconda metà del XVIII secolo per volere del marchese Paolo Antonio Menafoglio. Con il suo fabbricato a tre piani e con il suo schema ad U che si apre verso un magnifico giardino all’italiana, venne concepita come una villa di delizia in quanto venne utilizzata più come residenza di campagna che non come dimora abituale dei proprietari.

Nel 1823, dopo la morte del marchese Paolo Menafoglio, la villa fu acquistata dal Duca Pompeo Litta Visconti Arese il quale nel 1829 affidò all’architetto Luigi Canonica l’incarico di ampliarla. E’ a questo periodo che risale la realizzazione del “Salone Impero” e dell’ala dei rustici un tempo destinata alle scuderie e alle rimesse per le carrozze.

Nel 1935 la villa venne acquistata da Ernesto Panza il quale ne affidò la ristrutturazione all’architetto Piero Portaluppi. Alla morte di Ernesto Panza la proprietà venne ereditata dai suoi figli. Fu Giuseppe Panza che legò indissolubilmente la villa alla sua ricchissima collezione d’arte. Giuseppe, grande appassionato di arte contemporanea, a partire dal 1958 raccolse un’ampia collezione di opere di artisti americani, ma soprattutto invitò in villa noti artisti con l’intento di far loro trasformare alcune delle stanze site nell’area dei rustici. Nel 1996 sia la villa che buona parte delle opere del patrimonio artistico in essa raccolto vennero donati al FAI con l’intento di conservare intatto questo immenso patrimonio e permettere a tutti di godere di una simile bellezza.

E’ dal 2000 che i cancelli della villa sono stati aperti al pubblico ed i visitatori che passano in silenzio tra quelle sale non possono non rimanere ammaliati dai quei bizzarri accostamenti tra opere di arte contemporanea ed antichi arredi. Sono più di 150 le opere esposte in villa. Sono opere di artisti americani ispirate ai temi della luce e del colore che ben si integrano con raccolte di arte africana o con mobili in mogano o palissandro. Periodicamente il FAI organizza delle mostre temporanee che vengono sapientemente progettate e adattate al contesto architettonico della villa.  In un primo momento, non amando l’arte contemporanea, non ero molto convinta di visitare villa Panza ma, adesso, devo dire che mi sono ricreduta. Quegli effetti di luce e di colori così magicamente accostati ad arredi che parlano del passato di queste famiglie, hanno finito per ammaliare anche me.

Ma veniamo al nostro giro. Arrivando all’ora di pranzo non potevamo esimerci dal gustare un profumatissimo risotto alla zucca e zola nel ristorante “Luce” all’interno della villa, veramente impeccabile.

Uno spiraglio di sole illuminava quelle grigie fontane, quei prati spogli e la vista sulla città offuscata da una sottile nebbiolina.  E’ sicuramente la primavera la stagione ideale per godere della magnificenza di   questo parco che si estende per circa 33 mila metri quadri.

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Ritornando sui nostri passi ci dirigiamo verso il cortile dove non può non colpire la grande vasca d’acqua  in acciaio opera della grande artista americana Meg Webster.  La vasca è stata donata al museo dalla figlia del conte Giuseppe.

Accolti all’ingresso da una volontaria FAI, ci viene spiegato come si articola la mostra e così via verso quelle sale che ci hanno regalato momenti di vero stupore.

Una delle prime sale alla quale accediamo  è la Sala del Biliardo dove alle pareti ci sono quattro opere ad olio di Phil Sims. Per quanto riguarda gli arredi leggo che il biliardo appartiene alla collezione della famiglia Panza mentre le sedie, i divani e le consolles dorate risalgono ai Litta.

Uno degli ambienti che mi ha maggiormente affascinato è il Salone Impero. La forma ovale della sala sembra avvolgerti in un grande abbraccio. Lampadari di cristallo scintillante penzolano da soffitti riccamente decorati, colonne e drappeggi, il tutto contribuisce ad alimentare la mia fantasia ed ero lì lì per fare una piroetta al suono di una musica immaginaria.

Ma adesso saliamo al primo piano. Dapprima si accede nella penombra di una galleria dove una famiglia di gufi delle nevi, con le loro piume bianche, ci guarda dall’alto.

Successivamente si entra nel mondo di Lady Gaga vista attraverso le realizzazioni dei video-ritratti di Robert Wilson; è un’esperienza che seduce. I portrait sono dei tableau in continua e lenta mutazione realizzati con una tecnologia digitale. Non puoi fare a meno di soffermarti a lungo per guardare quegli occhi che t’ipnotizzano. Ritraggono personaggi del mondo dell’arte come Lady Gaga che indossa i panni di Mademoiselle Caroline Rivière immortalata in un dipinto di Ingres del 1806. Non possiamo non notare il video che rappresenta “The Death of Marat” dove il corpo della cantante emerge lentamente dall’oscurità e, per ultimo, non potremo non rimanere affascinati da quei ventidue video che raffigurano il dipinto di Andrea Solari del 1507 “La Testa di San Giovanni Battista”. Altri video raffigurano personaggi dello spettacolo come Brad Pitt o Isabella Rossellini.

Il percorso prosegue verso il salotto rosso dove il nostro sguardo rimarrà attratto dal portrait “la pantera nera Ivory” che domina la sala e ben si integra con i divani di velluto rosso o il tavolo ottagonale della fine del Cinquecento sul quale sono raccolte cinque statue in terracotta della regione del Mali. Nell’attigua sala da pranzo si possono ammirare sculture africane e precolombiane.

L’area dei rustici ti sconvolge e ti attrae nello stesso tempo. Qui la vera protagonista è la LUCE. Tubi luminosi che s’intersecano in perfette forme geometriche e la luce s’impadronisce dell’intera stanza. Una luce rossa che ti avvolge oppure una luce gialla o una verde. Ognuna di queste stanze porta in sé un significato che solo l’autore può spiegarci e condividere con Noi attraverso la voce narrante delle bravissime guide FAI. Non di minor effetto sono le finestre di Robert Irwin  o lo “Sky Space” di James Turrel.

Descrivere Villa Panza non è cosa facile. Cercare di trasmettere a Voi, che mi seguite, le sensazioni che si provano percorrendo questi ambienti in cui il moderno coesiste magicamente con un mondo di altri tempi è ancora più difficile.

Come dice il FAI,  qui a

 Villa Panza l’antico e il moderno – la villa neoclassica e le opere d’arte contemporanea – convivono e si completano perfettamente

 

 

 

24 thoughts on “Villa Panza un magnifico connubio tra antico e moderno

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