Da Road to the isles all’Isola di Skye, un tuffo tra la natura

Secondo giorno on the road, si riparte dal Lochaillort Inn con la  felicità tipica di chi è stato veramente bene.  Pochi chilometri ci separano da Mallaig ma il nostro intento è di gustarci miglio dopo miglio la “Road to the isles”. Ho letto che questo è il tratto costiero più bello del Regno Unito. Il cielo è minaccioso, nubi scure all’orizzonte ma i panorami che si presentano ai nostri occhi sono di un bello inimmaginabile. Da Arisaig a Mallaig,

è un susseguirsi di spiagge bianche che fanno capolino tra dolci colline verdi e traboccanti di gialle ginestre.

Bella da morire è Camusdarach Beach e poi via via tutte le altre spiagge che fanno parte delle “Silver Sand of Morar”.

 

Per godere di questi panorami mozzafiato ricordatevi di fare la vecchia scenic route, B 8008. Superato il minuscolo villaggio di Arisaig non fatevi ingannare dal navigatore che cercherà di portarvi verso la A830. Poco prima del bivio sulla B 8008 c’è un cartello marrone che indica: “Alternative Costal Route”, imboccate la strada e sarà uno stop dietro l’altro e, soprattutto, uno scatto dopo l’altro.

Sarebbe stato bello concedersi delle passeggiate su quelle spiagge immacolate ma il traghetto per Armadale, prenotato mesi prima online, ci attendeva e così abbiamo ripreso la A830 ed in un baleno siamo arrivati a Mallaig. Un pugno di case bianche ma l’atmosfera che si respira nel porto è tipica delle cittadine portuali del nord europa. Barche dai colori smaglianti e nuvoloni minacciosi che ti fanno inspirare quell’aria a pieni polmoni.

Se non devi imbarcarti per le Ebridi non vale la pena sostare da queste parti a meno che tu non voglia saltare sul trenino di Henry Potter e vivere un momento di magia. Eravamo in fibrillazione, da lì a poco ci saremmo imbarcati per l’isola di Skye, una delle mete must del mio viaggio. Continuavo a guardare le previsioni meteo e, purtroppo, nulla di buono. Dava pioggia tutto il giorno 😦 Cosa avremmo mai potuto vedere con quel tempo? Ci imbarchiamo e la speranza che un colpo di vento spazzasse via le nubi era forte. Una traghettata durata poco più di mezz’ora ma all’arrivo una pioggia a dirotto ci attendeva.

Come dicevo nel mio primo post,  “da queste parti quando piove è terribile.  Panorami  grigi e tristi, il mare diventa cupo ed i castelli sembrano un tutt’uno con la terra brulla”. Non potevamo perdere le speranze e così abbiamo iniziato la nostra marcia verso “Neist Point Lighthouse”.

Lungo quel triste percorso ogni tanto il tempo ci regalava qualche squarcio di sole e allora non potevamo fare a meno di spegnere il motore ed immortalare quei panorami che non avremmo più visto.

All’altezza di Sligachan, proprio sul bivio in cui lasci la A87 per prendere la A863, pioggia o non pioggia, Giorgio stoppa bruscamente l’auto per permettermi di fotografare quel vecchio ponte in pietra, a tre arcate, che scavalca il fiume  Sligachan con le cime dei monti Cuillins che fanno da sfondo., uno sfondo che non ho proprio visto 😦

In una giornata di sole questo scatto sarebbe stato tutt’altra cosa ed invece ero lì, sotto una pioggia insistente, a cercare d’immortalare quello scenario come meglio potevo.

La marcia continua verso Neist Point Lighthouse, chilometri in mezzo al nulla con nuvole basse che coprivano la bellezza di quel panorama che non avremmo più rivisto. Incominciavo a temere per il faro ma, fortunatamente, il tempo stava cambiando e così improvvisamente ecco il primo squarcio di luce che ci ha permesso d’immortalare il primo panorama mozzafiato dell’isola di Skye 🙂

All’altezza di Lonmore si lascia la due corsie della A863 e s’imbocca la B884 e così ha inizio la nostra avventura sulla prima single track road. 17 km da percorrere che ti portano nel punto più ad ovest dell’isola. Il navigatore diceva mezz’ora, ma cosa dice mai!!! Se non viene nessuno dal senso opposto la mezz’ora ci sta, altrimenti vi lascio immaginare gli stop continui che siete costretti a fare. Noi ci abbiamo impiegato un’ora e, in cuor mio, speravo proprio che ne valesse la pena.

“Si, ne vale proprio la pena” è la mia risposta. Non è tanto il faro che, con il suo bianco candido, se ne sta abbarbicato su una rupe a 49 m sul livello del mare, ma è la suggestione del percorso. I continui scorci che si catturano lungo la B884,  le lunghe distese di lande selvagge punteggiate qua e là da minuscole case bianche e poi… che dire di quella scarica di adrenalina che percepisci guardando le pareti scure del Watersteinhead che si tuffano nella Moonen Bay?

Qui sei nella vera Scozia! Ebbene si! “ne vale proprio la pena”.  Cammini e ti fermi, cammini ancora e pensi che quel nuovo scatto non può mancare nel tuo reportage. I tuoi passi si uniscono ai passi di altri turisti ed in fila indiana, ma in religioso silenzio, percorri quel sentiero dalle forme sinuose

ed improvvisamente, nascosto da un’alta parete rocciosa, ecco il lighthosue. Lo vedi là in fondo, solitario, pronto a dar luce a chiunque lo avvisti.

Ancora una mezz’oretta per il way back to the car e pronti per la nostra meta successiva, il Dunvegan Castle & Gardens.

Edificato nel XIV secolo sulla sponda rocciosa del Loch Dunvegan è stato più volte rimaneggiato nel corso dei secoli. E’ ancora oggi residenza del Clan Macleod, uno dei più famosi clan degli Highland scozzesi con stretti legami storici con l’isola di Skye. Visitando gli interni si ripercorre la vita del Clan MacLeod che possiede il castello da più di 800 anni ed è lo storico nemico del Clan MacDonald.

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Sorprendentemente bello il parco che circonda il castello articolato in diversi tipi di giardini, il Giardino Circolare, quello Murato ed il bellissimo Giardino d’Acqua con cascata, passerelle e piante acquatiche.

Risaliti in macchina si continua verso Coral Beach. Le miglia sono veramente poche ma, anche qui, si parcheggia e si cammina. Dapprima si cammina su sentieri sterrati tra cespugli di ginestre

e poi lo scenario si apre mostrando una gamma di colori che vanno dal verde dei prati al blu del mare e al bianco di quella lunga striscia di sabbia che si chiama “Coral Beach”.

In Sardegna di spiagge così ce ne sono tante ma qui è diverso. La quiete che aleggia in questi luoghi incontaminati ti da un senso di pace incredibile e  la natura si mostra a te in tutta la sua selvaggia bellezza.

Time out … Ancora 59 km per arrivare all’hotel scelto, Uig Lodge e devo dire che mai scelta è stata più azzeccata.

Dalle spaziose camere si ha una vista impareggiabile sulla Baia di Uig nella penisola di Trotternish.

Deliziosa colazione scozzese viene servita nella zona bar con caminetto e vista sulla baia.

La nostra terza giornata on the road promette bene. L’aria è tersa, il cielo è talmente limpido che regala ad ogni panorama delle pennellate di colori che sarà difficile dimenticare.

Nei miei programmi avevo previsto una passeggiata tra la moltitudine di sentieri che si snodano tra le colline del Fairy Glen. Ero proprio curiosa di scoprire quel mondo fatato così ben descritto dalla nostra amica Bea ma, ahimè, il programma di oggi è veramente intenso e, quindi, come al solito, dovevamo decidere dove tagliare ma, attraverso scatto e descrizione della nostra amica blogger, il Fairy Glen è come se lo avessi visto anch’io.

La nostra corsa procede lungo la A855, si passa davanti lo Skye Museum of Highland Life, museo all’aperto che catapulta il visitatore in quelle che un tempo erano le tipiche abitazioni dell’isola. Entrare all’interno di quelle casupole dai tetti in paglia è come fare un tuffo nel passato.

Ad ogni scorcio non possiamo non accostare e fare foto. Uno scatto, poi un altro ed un altro ancora, fatto sta che mi ritrovo un album di 1600 foto e non so quale sacrificare.

 

Si arriva a Staffin e da lì a poco si arriva al Kilt Rock, una scogliera frastagliata che cade a picco sul mare. Ho letto che è chiamata così in quanto la sua forma drappeggiata ricorda le pieghe di un Kilt. Dal Kilt Rock si tuffa direttamente in mare la cascata di Loch Mealt.

 

Il Suv continua a sfrecciare ed io continuo a fotografare. Starò forse immortalando il profilo dell’altopiano vulcanico, il Quiraing?

Ultima sosta prima di Portree è l’Old Man of Storr.

Si tratta di una montagna dalla singolare formazione rocciosa alta 55 metri che sovrasta la strada che porta verso il paesino più carino dell’isola. Per fare uno scatto super verso l’Old man of Storr avremmo dovuto inerpicarci su quei sentieri a mezza costa ma, ahimè, la solita mancanza di tempo e, quindi, solito scatto e via.

Portree con quelle belle case dai colori vivaci, con quei pescherecci ormeggiati nella baia ci regala un colpo d’occhio da cartolina ed è con questa immagine che mi piace chiudere il mio indimenticabile on the road sull’isola di Skye.

 

H 13,00 si attraversa il ponte,

si volta pagina ed un nuovo capitolo di questa meravigliosa avventura sta per iniziare. Riproverò mai quel senso di libertà che ho provato percorrendo i sentieri di quest’isola? Qui la natura si mostra a te in tutta la sua prepotenza, con le sue alte scogliere a picco sul mare, con le sue dolci colline ammantate di verde e con quel sibilo continuo del vento che ti accompagna per tutta la durata del tuo on the road.

 

 

 

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23 thoughts on “Da Road to the isles all’Isola di Skye, un tuffo tra la natura

    • Sai che i tuoi commenti li attendo proprio! Chi meglio di te può giudicare ciò che scrivo, può giudicare quegli scatti che hanno immortalato luoghi a te così cari e chi meglio di te può correggere eventuali miei errori? A presto con un nuovo capitolo di questa magica storia. Un bacio 🙂

      Piace a 1 persona

  1. Sing me a song of a lad that is gone,
    Say, could that lad be I?
    Merry of soul he sailed on a day
    Over the sea to Skye.
    (R. L. Stevenson)

    Non ho girato tutto il mondo, ma dei luoghi che ho visitato la Scozia è quello che più mi ha incantato.
    Spero di tornarci.
    Quelli che parlano del mal d’Africa forse non sanno del mal di Scozia 🙂

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      • È una canzone storica, ricorda un episodio della vita di Carlo Edoardo Stuart (Bonnie Prince Charlie) dopo la battaglia di Culloden. E, per inciso, è una delle più belle melodie tradizionali scozzesi. La trovi facilmente su Youtube cercando “Over the sea to Skye” oppure “Skye Boat Song”. Ciao!

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      • È una canzone storica, si riferisce a un episodio della vita di Carlo Edoardo Stuart (Bonnie Prince Charlie) dopo la battaglia di Culloden. E, per inciso, è una delle più belle melodie tradizionali scozzesi. La trovi facilmente su Youtube cercando “Over the sea to Skye” oppure “Skye Boat Song”. Ciao!

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  2. Pingback: Da Road to the isles all’Isola di Skye, un tuffo tra la natura – katniss2016

  3. Pingback: Scozia on the road tra castelli, abbazie e lande sconfinate | Viaggiando con Bea

  4. Pingback: Scozia on the road, Eileen Donan e Urquhart Castles | Viaggiando con Bea

    • Caspitina Max se me lo dicevi lo avrei cercato 🙂 Bello Neist Point ma, anche qui, come in tutta la nostra vacanza abbiamo corso troppo e mi sono sfuggite tante cose. Avrei fatto meglio a fare un giro più corto ma a vedere in modo più approfondito i luoghi. Un grazie per il tuo passaggio 🙂

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