Gita nell’Oltrepò Pavese tra Eremi e Castelli

Eremo Sant’Alberto di Butrio – Varzi ed il Castello dei Malaspina

In occasione della giornata FAI d’autunno avrei potuto scegliere, con i miei inseparabili compagni di gite, un’infinità di luoghi. Avrei potuto gironzolare tra le vie di Milano e visitare biblioteche o archivi di teatri, musei o chiese.  Avrei potuto fare una fila chilometrica per godere del panorama mozzafiato sui tetti di Milano dalla sommità della Torre Zaha Hadid ed invece, vista la bellissima giornata, il team di viaggiando con Bea 😉 ha deciso di uscire dalla città. Un centinaio di chilometri ed eravamo già nel bel mezzo della splendida Val Staffora circondati da una natura selvaggia la cui bellezza, in una giornata autunnale, è esaltata dai colori e dai torrenti che s’incontrano lungo il percorso.

Solo una decina di chilometri separano l’Eremo Sant’Alberto di Butrio dal Castello dei Malaspina e così il nostro primo stop è stato proprio in quest’oasi di pace. Un percorso tra silenziosi boschi di castagni porta allo sperone roccioso sul quale sorge l’Eremo.

La costruzione dell’Eremo venne iniziata da Sant’Alberto che nel 1030 decise di ritirarsi in solitudine in una zona dell’Appennino Vogherese e precisamente nella valletta del Borrione dove oggi possiamo ammirare una piccola cappella a Lui dedicata. Del vecchio monastero oggi è visibile solo un piccolo tratto dell’antico chiostro (XIV secolo) ed il pozzo.

Dal 1073 l’Eremo ha visto periodi di grande potenza, divenendo uno dei più importanti luoghi di fede nella zona, alternati a periodi di decadenza fino ad arrivare all’abbandono totale. Nel 1921 Don Orione ridette vita al monastero collocandovi alcuni sacerdoti appartenenti agli Eremiti della Divina Provvidenza da lui stesso fondati. L’eremita più rappresentativo è  Frate Ave Maria (1900-1964). Rimasto cieco a 12 anni, dopo un periodo di disperazione giovanile, incontrò la grazia di Dio per merito dell’aiuto di Don Orione. Frate Ave Maria visse nell’Eremo dal 1923 al 1964.

“Io non ho altro desiderio se non quello di adempiere sempre la santissima volontà di Dio. Questo è il solo desiderio che mi rende felice.”

(Frate Ave Maria)

Ma adesso visitiamolo virtualmente insieme e respiriamo quell’aria di spiritualità e religioso silenzio che si percepisce passeggiando tra le pareti delle tre chiese. Varcata la porticina d’ingresso non si può non rimanere colpiti dal tripudio di colori che arricchiscono le pareti del trecentesco Oratorio di Sant’Antonio.

Le pareti sono interamente affrescate. Ammiriamo ritratti di Santi raffigurati a grandezza naturale sui pilastri e ritratti di profeti sopra l’architrave di ogni arco. I meravigliosi affreschi non hanno una paternità ma risalgono sicuramente alla fine del quattrocento.

 

Proseguendo nel nostro percorso una moderna vetrata ci separa dalla Chiesetta di Santa Maria edificata da Sant’Alberto verso il 1050 e riportata al suo antico splendore grazie ad un attento restauro del 1973.

Da S.Maria, attraverso una piccola porta, si accede alla Cappella di Sant’Alberto dove, in prossimità dell’altare, sono custodite le reliquie del Santo.

Ai lati dell’altare noteremo degli affreschi quattrocenteschi d’incredibile bellezza, come quello della  Vergine in trono tra figure di Santi e Bertramino Malaspina. Dopo una rapida visita alle grotte di Sant’Alberto

si risale in macchina alla volta del Castello Malaspina di Varzi. Siamo nel cuore di Varzi. Una giornata di sole illumina la graziosa facciata del Municipio e tra una chiacchierata e l’altra attendiamo il nostro turno per accedere al Castello.

Il complesso, edificato dai Malaspina a scopo difensivo, per molto tempo rappresentò il potere commerciale ed economico del borgo. E’ formato da tre strutture risalenti ad epoche diverse che, grazie ad una serie di passaggi, sono armoniosamente collegate tra loro. I lavori di ristrutturazione sono recentissimi ed oggi i proprietari del Castello cercano di far rivivere i fasti di un antico passato ospitando convegni, matrimoni ed eventi in ambienti suggestivi come nell’Antica Mangiatoia o organizzando cene di gala nel Salone Faustino Odetti, che un tempo era il fienile.

In occasione della giornata FAI sono state aperte al pubblico alcune delle sale dell’ala privata ed è stato possibile accedere  fino al primo piano della Torre delle Streghe. Perché Torre delle Streghe? Si narra che, durante il periodo dell’Inquisizione, in questa torre fossero state imprigionate ed uccise venticinque donne accusate di stregoneria. 

Ultimata la visita gambe in spalla e via, attraverso gli stretti vicoli di Varzi. I vicoli si snodano tra Porta Soprana e Porta Sottana poste alle due estremità della cinta muraria. Nulla di imperdibile ma l’entusiasmo dei piccoli aiutanti del FAI hanno reso la visita molto speciale. Ragazzini dall’occhietto vispo ci hanno accolto con larghi sorrisi e con tanta voglia di raccontarci le storie legate ad ogni singola Chiesa o vicolo.

Con entusiasmo e molta professionalità ci viene raccontato che la potente famiglia Malaspina fece di Varzi un punto di sosta e ristoro per i pellegrini ma anche un luogo di riscossione delle tasse daziarie. Ancora oggi il nucleo antico conserva il suo aspetto medioevale con strette viuzze e bassi porticati. Passeggiando da una porta all’altra, ambedue sormontate da alte torri, s’incontrano la Chiesa dei Rossi, costruita nel 1636, e quella dei Bianchi risalente al 1646. A monte di Porta Soprana si arriva alla Chiesa parrocchiale di San Germano, la quale fu fatta erigere per volere dei Malaspina nel 1584. Ci viene caldamente consigliato di visitare il monumento artisticamente più importante del borgo, la Chiesa dei Cappuccini. Fiduciosi attraversiamo porta Sottana ed in poco meno di 500 m raggiungiamo l’edificio religioso. Dell’antico splendore onestamente è rimasto ben poco.

Il nostro tour domenicale volge quasi al termine ma, imperterriti, con l’allegria tipica di chi sta vivendo un momento di spensieratezza si ripercorrono i vicoli alla ricerca di qualche cantina per portarci a casa un piiiccolooo salame di Varzi. Questa splendida giornata autunnale non poteva che essere conclusa con l’assaggio di qualche fettina di salame rigorosamente accompagnata da un buon bicchier di “Bonarda Ferma”.

24 thoughts on “Gita nell’Oltrepò Pavese tra Eremi e Castelli

    • Questo è uno dei tanti borghi di cui l’Italia è piena. Varzi non è nulla di particolarmente entusiasmante ma è l’entusiasmo con cui vivi una semplice giornata domenicale che trasforma in incantevole tutto ciò che vedi.
      Ciaooo

      Mi piace

  1. La natura selvaggia nasconde meraviglie d’inaudita bellezza anche se lontane dagli originali fasti.
    Riconosco che le giornate FAI sono utilissime per ampliare le nostre conoscenze segnalando luoghi e siti d’indubbio interesse.
    Da Varzi avrei portato via anch’io quell’imperdibile souvenir 🙂
    Un bacione

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  2. Pingback: Fosdinovo sulle orme dei Malaspina | Viaggiando con Bea

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