Salutiamo Rabat verso mezzogiorno, pronti a percorrere quel centinaia di km che ci separano da Meknes. Verso l’ora di pranzo si fa una sosta lungo il percorso per gustare il nostro primo autentico pasto stile marocchino. Immaginate la scena dove al centro della tavola troneggia una Tajjine fumante ricca di verdure e pollo, il tutto accompagnato da un soffice couscous e da una deliziosa pastilla. Una pietanza buonissima tra dolce e salato… da leccarsi i baffi.
Ma il vero momento di magia arriva alla fine con il rito del tè alla menta, simbolo universale di ospitalità. Non potete capire la bellezza di quei servizi in argento finemente lavorati!! E che dire di quel magico gesto di versare la bevanda dall’alto? Non è solo un esercizio estetico, ma serve ad ossigenare la bevanda sprigionandone tutto l’aroma e creando una leggera schiuma in superficie. In quel bicchiere ci mettono anima e cuore; è il loro modo di dirti “benvenuto” e renderti partecipe della loro cultura.
Un momento di pura magia che ho immortalato nei miei soliti scatti. E ora… via verso Meknes. Lungo la strada verso Meknes ci si perde tra dolci colline ammantate di oliveti argentati. Il periodo migliore per ammirare questo mare verde è proprio tra marzo e maggio.

Meknès è, sicuramente, la meno appariscente tra le città imperiali. Nel nostro giro frettoloso abbiamo dedicato non più di un’ora a una passeggiata veloce tra le vie della Medina. Lungo il percorso ci vengono fatte notare delle bellissime cicogne che, appollaiate sui comignoli dei palazzi, sembrano controllare il passaggio dei turisti.

Avendo pochissimo tempo a disposizione abbiamo percorso velocemente qualche viuzza e siamo giunti alla grandiosa Place el-Hedim, fatta costruire da Moulay Ismail.
La piazza, animata in ogni ora del giorno, si snoda tra la medina e la città imperiale. A sud-est si erge maestosa la porta d’ingresso alla città imperiale, bab el-Mansour. La facciata presenta una preziosa decorazione con intrecci a rilievo su fondo in ceramica e mosaici di un bellissimo verde.
Sul lato sinistro della piazza si poteva entrare nel caratteristico Mercato coperto ma, ahimè, dovevamo volare verso Volubilis.
Eccoci finalmente al cospetto di Volubilis, il sito archeologico romano più importante del Marocco
Il luogo colpisce subito per il vasto panorama circostante, con campi di grano che si estendono a perdita d’occhio. Le rovine della città, che sorgono lungo un ampio sperone roccioso, sono imponenti e coprono un’area di circa 4o ettari; è incredibile pensare che il sito sia stato scavato solo in parte. Accompagnati dalle mani esperti di una guida locale, ci avviamo lungo una strada lastricata che offre, fin dai primi passi, uno splendido colpo d’occhio verso l’intera area archeologica.
Proseguendo, si costeggia il quartiere meridionale, dove si ha modo di ammirare il magnifico mosaico della Casa di Orfeo. Il nome della dimora deriva da questa splendida opera pavimentale, che raffigura il mito del poeta mentre suona la sua lira, circondato da una moltitudine di animali. Di fronte, si intravedono le fondamenta delle terme di Gallieno: qui la guida ci mostra i vari ambienti dalla sala delle caldaie ad altri spazi destinati alle diverse funzioni termali.
Ciò che però colpisce maggiormente è l’Area del Campidoglio, situata nel punto più alto della città.
Era questa la zona del potere, dove spiccano la grande Basilica a tre navate e, poco distante, il Foro porticato
Si procede verso la Casa del Desultore, che custodisce un bel mosaico pavimentale raffigurante l’atleta (il desultor) in procinto di saltare da un cavallo all’altro.
Eccoci quindi giunti all’Arco di Trionfo, eretto nel 217 d.C. in onore di Caracalla.
Lasciandoci l’arco alle spalle, percorriamo il Decumanus Maximus fiancheggiato dai resti di antiche dimore nobiliari, presumibilmente le più belle della città. Lungo il percorso, ci troviamo davanti a due colonne con capitelli corinzi che facevano parte della Casa delle Colonne, risalente al III secolo.
Continuando il nostro tour guidato abbiamo modo di ammirare diversi mosaici che, nonostante la loro lunga esposizione agli agenti atmosferici, sono giunti fino a noi quasi intatti ed in tutto il loro splendore.
Camminare tra queste pietre millenarie, avvolti dal silenzio e dal profumo dei campi di grano, è stato come fare un salto indietro nel tempo. Mentre il sole continua a illuminare le colonne corinzie, ci avviamo verso il pullman: si riparte verso Fès, la nostra ultima tappa di oggi!!!.











