Castello di Fenis, on the road in Val d’Aosta

Castello di Fenis dista solo 25 km dal Castello Reale di Sarre quindi ci sta che nel nostro viaggio di rientro abbiamo prenotato una visita anche a Fenis. 

Il Castello di Fenis è uno di quei castelli che solo a vederlo, con quel gioco di torri e mura merlate, ti fa sognare. Avevo letto che fosse il Castello più bello della Val d’Aosta ma invece, ahimé, è stata una piccola delusione. Mi ero immaginata un interno ricco di affreschi, sale grandiose dove, con un po’ di fantasia, avresti potuto immaginare la vita mondana che si svolgeva tra quelle mura. Fin dalla sua origine (intorno al 1242), il Castello è legato alla famiglia Challant che per ben tre secoli lo ha ampliato fino a regalarci l’aspetto di oggi. Sull’opuscolo illustrativo leggo che le trasformazioni più significative sono avvenute nel XIV secolo sotto la Signoria di Aimone di Challant. L’ambiente che maggiormente affascina il visitatore è il cortile con la scala semicircolare ed il loggiato in legno sul quale si affacciano le principali stanze del castello.

20210830_133412Alcuni dei dipinti che possiamo ammirare lungo la parete che chiude ad est il cortile sono stati commissionati, nella seconda metà del secolo XV, da Bonifacio II. Da allora nessuno ha più messo mano all’edificio. Il Castello di Fenis dopo un periodo di massimo splendore legato alla fortuna economica e politica degli Challant vide un periodo di declino e così da simbolo del potere feudale fu trasformato in casa colonica e tutti gli ambienti, incluso il bellissimo cortile che vediamo oggi, subirono un importante degrado.

E’ grazie all’architetto Alfredo D’Andrade, proprietario del castello dal 1895, che l’edificio fu parzialmente riportato all’antico splendore fino a quando venne donato, nel 1906, allo Stato.

Dopo questa doverosa introduzione storica è giunto il momento di visitarlo insieme.

Tutto gira intorno al cortile centrale che, inutile dirlo, è la parte più bella del complesso. Dalla biglietteria si accede all’interno della doppia cinta muraria che vi da l’idea di un vero castello medioevale con mura robuste ed un armonioso su e giù di torrette merlate collegate tra loro da un cammino di ronda.

20210830_123706Come dice l’opuscolo che ho tra le mani e di cui ho praticamente fatto un riassunto, camminando all’interno del castello, per raggiungere il nucleo centrale, sembra quasi di perdersi in un labirinto.

Il corpo centrale del castello, con le sue torri circolari agli angoli e quadrate al centro, forma un pentagono. Accedendo alle sale interne del castello, ti accorgi che stai guardando delle sali enormi senza nulla che rievochi gli antichi sfarzi e la guida ci lascia supporre che lì … probabilmente c’era la cucina e là … forse c’era la dispensa.

 

Tanti forse e se che mi hanno lasciato perplessa e adesso non so dare nè un nome nè una storia a queste stanze 😦

Si sale al primo piano e lì mi si apre finalmente il cuore nel vedere il salone con la bella cappella affrescata. Tra i tanti dipinti spiccano sicuramente gli affreschi realizzati attorno al 1416 dalla bottega del pittore Giacomo Jaquerio, principale esponente della pittura piemontese nella prima metà del Quattrocento. Le pareti laterali della cappella presentano le figure degli apostoli e di vari santi. Sulla parete orientale è dipinta a destra la Crocifissione e a sinistra compare la Madonna di Misericordia. 

 

Qui ci troviamo all’interno di due ampie sale di cui una è chiamata “poelle” cioè stanza riscaldata e oggi è detta la stanza del “tribunale” per l’affresco posto sul camino con le virtù cardinali tra cui spicca la Giustizia. Nell’altra sala sono esposti dei cassoni tipici della zona del Monviso.

 

E’ giunto il momento di ammirare con attenzione il loggiato che da sul cortile. Al di sopra della scala è affrescato San Giorgio che libera la principessa, mentre lungo le pareti del loggiato vediamo un susseguirsi di personaggi con in mano dei cartigli. Dopo un susseguirsi di scatti salutiamo e ringraziamo la guida e con tutta calma ci dirigiamo verso la macchina. 

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Il nostro on the road valdostano è giunto al termine e direi che è stata proprio una gran bella vacanzina.

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