Pitigliano, Sovana e Sorano, le città del tufo

Dopo la nostra visita alla piccola Barcellona Maremmana siamo giunti a Pitigliano dove il delizioso agriturismo “Locanda Pantanello” ci attendeva per trascorrere due notti. Non potevamo scegliere di meglio. Siamo rimasti subito conquistati dalla gentilezza di Francesca, dal sorriso di mamma Morena e da quei piatti che ci ha servito per cena. Una vera apoteosi del gusto. Il tutto in una cornice bucolica dove senti proprio il profumo della terra.

Il nostro secondo giorno dell’on the road tutto italiano inizia da Pitigliano. Il borgo, considerato sicuramente uno dei borghi più belli d’Italia,  si adagia su uno sperone tufaceo a 313 m. sul livello del mare. Dopo una strada tortuosa appare all’improvviso ed offre un colpo d’occhio magnifico.

Le case addossate le une alle altre sono un tutt’uno con la roccia che le avvolge. La prima immagine che immortali di Pitigliano è quell’insieme di archi  e case che sembrano toccare il cielo.

L’acquedotto mediceo, perfettamente conservato, si staglia imponente con i suoi 15 archi di origine cinquecentesca.

Ma, adesso, addentriamoci nel cuore del centro storico attraverso l’antica Porta della Cittadella che si trova in Piazza Petruccioli. Fiancheggiando le arcate dell’acquedotto si giunge al Palazzo Orsini.

L’attuale palazzo-fortezza venne edificato nel XII° secolo dai conti Aldobrandeschi di Sovana.   Nel 1313 passa alla famiglia Orsini in seguito al matrimonio tra Anastasia, figlia di Margherita Aldobrandeschi, e Romano Orsini e diventa la residenza della nobile famiglia.  Nel corso dei secoli il palazzo subì varie modifiche ed ampliamenti ad opera delle varie famiglie che si succedettero. Dagli Orsini, nel 1604, passò ai Granduchi di Toscana. Seguirono i Medici ed  i Lorena. Nel 1793 divenne residenza del Vescovo di Sovana e sede della Curia vescovile.  L’alta torre con i suoi merli si affaccia su Piazza della Repubblica dove non si può non notare la Fontana delle sette cannelle.

Venne edificata nel 1545 per volere del conte Gianfrancesco Orsini che in quel periodo era capo della contea di Pitigliano.  Perchè “sette cannelle” ? Su internet leggo che le fu dato questo nome perché nel settecento risultavano funzionanti sette cannelle. Le cannelle, dalle quali sgorga l’acqua che poi viene scaricata nella sottostante vasca di reflusso, sono decorate da sculture, realizzate in epoche e stili diversi, che raffigurano delle teste di animali. Adesso, concediamoci un’oretta per visitare Palazzo Orsini che è sicuramente uno dei monumenti più importanti della città. Ci inerpichiamo lungo una prima rampa che conduce ad un portale, una seconda rampa e poi eccoci nel delizioso cortile interno dove è collocato un rinascimentale pozzo a cisterna.

Varchiamo il portale d’ingresso del palazzo al cui interno è ospitato il Museo diocesano di arte sacra. Nelle ampie sale dai soffitti affrescati del XV e XVIII secolo sono esposte numerose opere pittoriche e scultoree, come la tavola di Guidoccio Cozzarelli del 1494 che raffigura la Madonna con il Bambino oppure come la Statua in legno raffigurante la Madonna con Bambino di Jacopo della Quercia.  

Interessante lo Studio del Conte con soffitto a travi. Al centro troneggia la statua in legno di pioppo di Nicolò III Orsini. Notevole il Tabernacolo in marmo, proveniente dalla cattedrale di Sovana. La porticina in rame, argento ed oro, è di oreficeria fiorentina e raffigura il Cristo morto.

Nelle Sale Nobili da notare i controsoffitti in legno. Di notevole pregio è la tavola trecentesca raffigurante la Madonna con il Bambino e San Giovannino.  

Nella Sala 13 troviamo delle teche nelle quali sono esposti preziosi oggetti di arte sacra.

Ultima tappa l’Oliaia. Si scende lungo una scala con nicchie nelle pareti e si giunge nel vasto ambiente dove si trovano le attrezzature usate per la spremitura delle olive.

Al termine della visita si ritorna a gironzolare tra i tortuosi vicoli di Pitigliano caratterizzati da stretti passaggi e piazzette.

Ogni vicolo nasconde tracce del passato e sotto l’abitato si estende una fitta rete di cunicoli scavati nella roccia. Lungo via Roma, in Piazza Gregorio VII, si visita la Cattedrale in stile barocco

e poco più avanti la Chiesa di San Rocco.

Pitigliano è denominata la “Piccola Gerusalemme”  in quanto qui venne ospitata una delle più grandi comunità ebraiche. La storia ebbe inizio nel XVI secolo quando Nicolò Orsini, favorevole alla presenza degli ebrei nel suo territorio, donò al suo medico personale un terreno per realizzare un cimitero ebraico. Nel 1598 fu costruita la Sinagoga e nel 1608 venne istituito il Ghetto. Nel XIX secolo la comunità divenne sempre più grande e così Pitigliano si guadagnò l’appellativo di Piccola Gerusalemme. In via Zuccarelli abbiamo la possibilità di visitare sia la Sinagoga

che resti degli antichi locali utilizzati dalla comunità.

 

All’inizio della giornata pensavo di non farcela a rispettare l’intenso programma di visita ed invece le lancette dell’orologio sembravano essersi magicamente fermate per concederci un’altra mezza giornata e scoprire così il lontano passato di questi splendidi borghi.  Ci tenevo proprio a visitare almeno una necropoli etrusca e, da più fonti, mi è stato consigliato di non perdere quella di Sovana e vedere da vicino una delle tombe più affascinanti e maestose della zona, quella di Ildebranda.

Detto, fatto. Così la nostra prima tappa è stata proprio la Necropoli che si trova a circa 2 km da Sovana importante borgo di origini etrusche. La parte più imponente del sito archeologico si trova sulle colline a nord del torrente Calesine e attraverso un sali e scendi di gradini e percorsi immersi nella vegetazione si raggiungono le tombe monumentali di Ildebranda, la tomba del Tifone e quella dei Demoni Alati. Il nucleo principale della Necropoli risale al IV-III secolo a.C. L’importante scoperta si deve a due archeologi inglesi.

 

Oltre ai monumenti sepolcrali la necropoli è caratterizzata da numerose “Vie Cave”, considerate tra le più grandiose e suggestive della zona. Devo dire che percorrere quei sentieri sinuosi dove gigantesche pareti di tufo ti sovrastano è stata un’esperienza molto emozionante.

A conclusione della giornata non potevamo proprio mancare la visita di Sovana, solitario borgo che sorge sopra un pianoro tra due gole. C’è una sola strada, fiancheggiata da antiche case medioevali, che unisce le due estremità del borgo, dalle rovine della Rocca Aldobrandesca

si giunge fino alla Romanica Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo.

Grandioso interno a tre navate.

A metà del percorso la via principale si allarga nella Piazza del Pretorio sulla quale si affacciano il Palazzo del Pretorio, il Palazzo Bourbon del Monte

e la chiesa romanica di Santa Maria al cui interno troviamo affreschi di scuola senese ed un prezioso ciborio.

Mi sono dilungata moltissimo, lo so. Ma, ahimé, le cose viste erano veramente tante e l’ultimo borgo in programma abbiamo dovuto visitarlo molto frettolosamente il giorno successivo. Che dire di Sorano? Da qualche parte ho letto che è la Matera toscana. Beh! non mi sento di darle questo appellativo. Anche Sorano è un paese di origine etrusca e anche questo borgo è adagiato su uno sperone di tufo. Come dicevo prima, la visita è stata proprio una toccata e fuga. Direi quasi una galoppata tra i vicoli del borgo. Dalla Fortezza Orsini, capolavoro di arte militare, siamo andati verso il cuore del borgo. Qualche scatto qua e là per giungere al Masso Leopoldino, una vera e propria terrazza sui tetti di Sorano. 

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