Reggia di Colorno, la Versailles della campagna emiliana

Là dove oggi ammiriamo la possente struttura quadrilatera, nel 1337,  vi era una rocca eretta per volere di Azzo, signore di Correggio, a difesa dei propri possedimenti. Per la sua strategica posizione l’allora Rocca fu teatro di numerose battaglie. L’aspetto odierno è frutto di numerosi interventi attuati, nel corso dei secoli, dalle varie famiglie che l’hanno abitata. Da struttura militare la Rocca venne trasformata, da Roberto Sanseverino, in un’elegante dimora circondata da un magnifico giardino all’italiana. Dai Sanseverino il Palazzo, agli inizi del ‘600, passò ai Farnese che apportarono dei lavori di ristrutturazione conferendole l’aspetto odierno. Nel ‘700 subentrò la famiglia Borbone che trasformò gli interni con l’intento di renderli simili a quelli di Versailles. Il 28 novembre del 1807 un decreto di Napoleone elesse la Reggia a “Palazzo Imperiale”. Dopo il Congresso di Vienna la Reggia venne assegnata a Maria Luigia d’Austria moglie di Napoleone e duchessa di Parma fino al 1847. Dopo l’Unità d’Italia la Reggia venne ceduta allo Stato e con il passare degli anni venne completamente spogliata dei suoi arredi. Successivamente, acquistata dalla Provincia di Parma, venne adibita a sede dell’Ospedale Psichiatrico ed in questo periodo furono fatti dei danni irreparabili. E’ da poco che la Provincia di Parma sta cercando di riportare il Palazzo agli antichi splendori. Grazie ad imponenti lavori di restauro è stato possibile aprire al pubblico il Piano Nobile, l’Appartamento nuovo del Duca Ferdinando di Borbone e l’Osservatorio Astronomico.

Il Complesso monumentale si affaccia, con la sua facciata, sulla Piazza di Colorno.  Al centro spicca un ricco portale dal quale s’intravede il susseguirsi dei cortili che si aprono all’interno del Palazzo. Ai lati del portale si elevano due colonne doriche sulla cui sommità sono collocate due statue di figure femminili. Se volgiamo lo sguardo all’insù notiamo lo stemma di Maria Luigia.  Il lato che si affaccia sul torrente Parma venne uniformata all’architettura del Palazzo tra il 1727 ed il 1731.

La Facciata più bella è sicuramente quella che si affaccia sul giardino.

La parola “Reggia”, il sapere che fu una delle più prestigiose residenze nobili d’Italia, non vi farebbe pensare a qualcosa d’ imponente e di regale!? Era da tempo che desideravo visitarla e oggi, in questa giornata uggiosa di primavera, mi trovo a seguire la nostra guida e ad ascoltare la storia che queste mura racchiudono. Osservo ogni singolo particolare, cerco di immortalare qualche angolo di questa Reggia ma, senza la mia mitica Canon, ogni scatto mi sembra che manchi di mordente. Gironzolo tra le spoglie sale e mi accorgo che nulla sta catturando la mia attenzione.

E’ giunta l’ora di seguire la nostra guida e salendo uno dopo l’altro i gradini dello Scalone d’Onore, costruito tra il 1807 ed il 1810, accediamo al Piano Nobile.

E’ difficile immaginare quanta bellezza potessero racchiudere  quelle sale con gli arazzi originari o gli antichi trumeaux a specchi.  Oggi, priva di arredi, non ci rimane che ammirare le decorazioni pittoriche, i pavimenti in marmo, i camini e le volte ricche di stucchi rococò.

Il primo ambiente che si attraversa è la Galleria alla sala d’armi, ricavata da un ambiente in cui originariamente si trovava una cappella. Le decorazioni sono di gusto neoclassico e da qui si giunge all’interno della prima torretta affacciata verso il giardino. Ammiriamo un salottino cinese ma ciò che mi ha affascinato è sicuramente il colpo d’occhio che si ha sulle 11 porte poste una in fila all’altra fino ad arrivare, con un solo sguardo, all’altra torre affacciata sulla piazza di Colorno. Sempre seguendo la nostra guida si entra, dapprima, nella Sala delle guardie o prima anticamera e successivamente si procede verso la Sala del  bigliardo o seconda anticamera. La sala conserva il rivestimento in legno delle pareti ed un pavimento a quadri di marmo bianco e rosso di Verona.  Come nella prima sala, se volgiamo lo sguardo all’insù, noteremo degli affreschi che raffigurano aquile, lance, trofei militari, spartiti musicali, etc. etc.

 

La Sala delle udienze, bellissimo il pavimento in marmo con disegni di stelle a otto punte ed il camino in marmo bianco. La volta è dipinta a grottesche al cui centro è raffigurato Bacco ubriaco. I magnifici arazzi, raffiguranti storie di Don Chisciotte, che un tempo arricchivano le pareti di questa sala, attualmente sono nel Palazzo Reale di Torino.

Camera da letto, al tempo di Filippo di Borbone era la stanza più importante dell’appartamento. Oggi è difficile pensare che un tempo quest’ambiente fosse stato la camera da letto del Duca la si può riconoscere come tale solo grazie alla descrizione dei pavimenti in marmo a quadrati bianchi e gialli, che trovo sul libro “Guida alla Reggia di Colorno”.

La Sala della musica, un pianoforte spicca in un angolo. Decorazioni con strumenti musicali in stile rococò nella volta e due colonne dipinte su legno con ghirlande.

La Sala da Pranzo. Quest’ambiente è frutto di lavori di ristrutturazioni voluti da Maria Luigia. Originariamente al posto della Sala da Pranzo si trovavano due ambienti dell’appartamento del Duca. Bellissimi gli affreschi sulla volta e sulle pareti.

Da una sala all’altra si giunge alla Sala Grande, la più ampia del palazzo. La sala divide la parte del palazzo un tempo destinata al duca da quella destinata alla duchessa. La sala è una delle maggiori creazioni di Ennemond- Alexandre Petitot. Bellissime decorazioni a stucco ed un camino in marmo con rami di ulivo, nastri e teste di leone, realizzato da Jean Baptiste Boudard. Da notare le quattro tele poste all’interno di importanti cornici.  Su uno dei tanti post dedicati alla Reggia leggo che ” fino al 1848 vi era collocata la statua del Canova rappresentante Maria Luigia, oggi trasferita nel museo nazionale di Parma”.

 

Uno sguardo al magnifico giardino ed il giro prosegue verso la Cappella Ducale di San Liborio e l’Appartamento Nuovo del Duca Ferdinando di Borbone.

L’Oratorio di San Liborio venne fatto erigere nel 1722 da Francesco Farnese.  Nel 1777 il Duca Ferdinando di Borbone fece costruire questa Cappella, considerata la Cappella Reale più grande d’Italia, sul luogo dove sorgeva l’Oratorio e decise di invertire l’orientamento della Cappella per facilitare l’accesso agli abitanti di Colorno durante le funzioni liturgiche. La facciata, progettata da Donnino Ferrari ed eretta tra il 1789 ed il 1791, è caratterizzata da una serie di nicchie dove sono state poste statue dedicate ai Santi mentre nella nicchia centrale vi è la Madonna col bambino.

L’interno, diviso in tre navate da grandi pilastri e cinque cappelle laterali, è ricco di affreschi e preziosi marmi.  All’interno della Chiesa, volgendo lo sguardo all’insù, noteremo la tribuna ducale che permetteva al Duca di accedere in Chiesa attraverso un passaggio collegato direttamente al suo appartamento privato. Non potremo non notare ogni singolo angolo, il nostro sguardo verrà catturato dalla splendida cupola di Domenico Muzzi. Sull’ altare maggiore spicca la Predicazione di San Liborio di Gaetano Callani. Di notevole bellezza il coro ligneo antistante l’altare e l’organo costruito da Giuseppe Serassi dotato di circa 3000 canne. La Cappella del Santissimo Sacramento non mancherà di stupire con i suoi  preziosi marmi grigi.

 

 

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A due passi dalla Chiesa concluderemo la nostra visita gironzolando tra le stanze dell’Appartamento Nuovo del Duca Ferdinando di Borbone che, nel 1789, decise di non vivere più al Piano Nobile e si trasferì in un appartamento privato sul lato che da sul fiume. Alcune sale presentano affreschi che sembrano degli arazzi e che rappresentano scene bibliche.

L’ambiente che sicuramente colpisce maggiormente il visitatore è l’Osservatorio Astronomico. Nella volta sono raffigurati la rosa dei venti ed i segni zodiacali. Di grande effetto è la balconata dipinta alle estremità delle pareti. Quando si conclude una visita esplori sempre nel tuo io le emozioni che hai provato e, nonostante sia consapevole dell’importanza storica che la Reggia di Colorno racchiuda tra le sue mura, io non ho provato quell’entusiasmo che generalmente provo scoprendo antiche dimore. 

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