Ci sono viaggi lunghi che richiedono settimane di organizzazione, e poi ci sono quelle fughe di due soli giorni capaci comunque di regalare una meraviglia tale da illuderti che stai facendo una vera e propria vacanza. Alla fine di agosto dello scorso anno ci siamo concessi proprio una di queste piccole pause: un weekend al confine tra Veneto e Trentino con una sola notte fuori, ma denso di scorci indimenticabili.
Abbiamo programmato un itinerario ad anello che ci ha portati da un Santuario incastonato nella roccia, a castelli riflessi nell’acqua, passando per borghi senza tempo e cascate impetuose.
Nell’attesa di raccontarvi nei dettagli ogni singola tappa di questo mini viaggio si parte dal Santuario Madonna della Corona, dove puoi vivere un’esperienza che unisce momenti di puro misticismo ad una meraviglia naturalistica che non può che lasciarti senza fiato. Sospeso tra cielo e terra si erge imponente a 774 metri di altezza, a strapiombo sulla Val d’Adige. La struttura è letteralmente aggrappata alla parete verticale del Monte Baldo.

Ogni anno migliaia di pellegrini raggiungono questo luogo di silenzio e di meditazione
Come arrivare al Santuario:
Opzione 1) Puoi percorrere il sentiero storico, “Sentiero della Speranza“, quello che collega il fondo valle con le alture del Monte Baldo. Questo percorso porta al Santuario con una salita di 600 m di dislivello ed è percorribile in circa 1 ora e trenta di cammino. Il percorso sale lungo scalini ricavati nella roccia ed è un percorso di profonda meditazione interrotto solo dagli stop che si fanno alle varie stazioni dei Misteri che compongono il Rosario.
Opzione 2) Per chi, invece, decide di affrontare il percorso più semplice si parcheggia in zona Spiazzi e da qui, tutto in discesa, in una trentina di minuti si giungerà ai piedi del Santuario. Si può percorrere la scalinata oppure si può scegliere la strada asfaltata dove, lungo i tornanti, avremo modo di soffermarci a fotografare le splendide statue in bronzo che caratterizzano le 14 stazioni della Via Crucis, realizzate da Raffaele Bonente. Per ritornare alla macchina possiamo metterci tranquillamente in coda ed attendere il nostro turno per salire sulla navetta che ci porterà direttamente alla piazzetta centrale di Spiazzi.









Orari di visita:
Novembre – Marzo: dalle ore 8.00 alle ore 18.00
Aprile – Ottobre : dalle ore 7.00 alle ore 19.30
Le Origini antiche del Santuario:
Già intorno all’anno 1000 l’area era frequentata da eremiti. Nella seconda metà del ‘200 fu realizzato un primo monastero con una cappella accessibile solo tramite un difficoltoso sentiero nella roccia.
Tra il 1434 ed il 1437 la struttura divenne proprietà della Commenda dei Cavalieri di San Giovanni che la custodì fino al 1806 trasformandola in un vero e proprio Santuario.
La statua della Pietà (Madonna della Corona), realizzata in pietra locale fu donata nel 1432 da Lodovico Castelbarco. La tradizione popolare narrava che nella notte del 24 giugno del 1522 la statua della Madonna, con in grembo il Cristo, venne miracolosamente traslata dall’isola di Rodi alle pendici del Monte Baldo per evitare il saccheggio da parte dell’armata turca di Solimano II. Questa leggenda venne smentita da dipinti trecenteschi antecedenti.
Le due scalinate di accesso, quella più ampia di 556 gradini che parte da Spiazzi e scende verso il ponte del Tiglio e quella di 234 gradini, che parte dal ponte del Tiglio e sale ripidamente lungo la parete della roccia fino alla Chiesa, furono realizzate nel ‘500.
Tra il 1625 ed il 1685 la Chiesa fu ampliata per accogliere un numero sempre crescente di pellegrini, inglobando la vecchia cappella situata sotto il presbiterio.
Ma non è finita qui… l’aspetto del Santuario continua a cambiare nel corso dei secoli. Verso la fine dell’Ottocento la Chiesa venne ampliata e venne arricchita con l’elegante facciata in stile neogotico e qualche anno dopo venne eretto il campanile, alto 33 metri, che s’integra perfettamente con il profilo della roccia.

Miei cari followers questo Santuario ha dell’incredibile… nel 1975 per garantire una maggiore sicurezza strutturale e fare spazio all’enorme numero di fedeli che arrivano fin qui, fu preso un provvedimento drastico. La Chiesa venne quasi del tutto rasa al suolo, salvando unicamente le parti più importanti ovvero la facciata ed il campanile. Oggi la Chiesa, che svetta dinanzi a noi, direi unica al mondo, è ricavata letteralmente dentro la montagna, con la parete di sinistra costituita dalla viva roccia del Monte Baldo.
L’interno e la sua magica atmosfera
Varcare la soglia del Santuario della Corona non è solo un’esperienza visiva, ma è un vero e proprio viaggio spirituale. Immaginate il profumo d’incenso, la roccia che è un tutt’uno con la struttura in cemento delle pareti e quel silenzio assordante interrotto solo dai passi dei pellegrini, creano un’atmosfera che penetra nell’animo. A rendere la visita ancora più profonda è la testimonianza che si può ascoltare dalla voce narrante del giovane rettore della Chiesa. Con grande umiltà e commozione, il sacerdote ci ha reso partecipi della sua storia personale e del drammatico momento in cui ha rischiato lui stesso di perdere la vita. Il suo messaggio ha raggiunto ognuno di noi che lo ascoltavamo rapiti : “Non bisogna mai perdere la speranza” e ci fa comprendere che questo Santuario sia ancora oggi un punto di riferimento dove chiedere speranza e ritrovare la pace interiore.

La prima cosa che salta all’occhio entrando è l’incredibile unione tra architettura e natura.

L’intera parete sinistra è costituita dalla viva roccia del Monte Baldo e, scavati nella roccia, si trovano antichi sarcofagi e lapidi dedicate ai Commendatori dei Cavalieri di San Giovanni di Malta che gestirono il santuario per secoli.

Volgendo lo sguardo verso il presbiterio ecco la storica statua della Madonna della Corona e dietro all’altare sono disposte formelle scultoree che ci mostrano i momenti più importanti della storia del Santuario.



Una delle parti più emozionanti per chi visita il Santuario è la grande parete coperta da una miriade di tavolette Ex-Voto, tra le quali “c’è anche la mia” ci confida il rettore.




All’interno della Chiesa è stata riprodotta la Scala Santa, ispirata a quella di San Giovanni in Laterano a Roma, composta da 28 gradini che i pellegrini, in segno di devozione e penitenza, la percorrono in ginocchio.
E’ giunto il momento di lasciare un luogo così speciale. Non è facile ma il nostro viaggio è appena iniziato. Con gli occhi pieni di bellezza e con il cuore colmo di emozioni, ci rimettiamo in strada: le ore che ci attendono sono ricche di nuove tappe tutte da raccontare. Pronti a continuare questo weekend virtualmente insieme? Al prossimo scatto 😉