27 marzo 2026 – Marrakech
Ore 8,30 – puntualissimi, noi “magnifici dodici”, eravamo pronti nella hall dell‘El Andalous Lounge & Spa Hotel in attesa di Youssef.
Marrakech è un labirinto che ti avvolge fin dal primo istante, qui il rosso delle mura d’argilla si fonde con il verde dei palmeti e l’azzurro accecante del cielo marocchino. Non lasciatevi prendere dalla frenesia di correre da un monumento all’altro ma scegliete un ritmo lento e seguite i vostri sensi.
Ci aspettavamo di trovarci catapultati tra i vicoli chiassosi dei souk ed invece, inaspettatamente, eccoci qui a contemplare un grande specchio d’acqua che si apre dinanzi a noi, lontano dal labirinto di profumi e voci della Medina. La nostra giornata ha avuto inizio dai Giardini della Menara. Questo antico spazio, risalente al XII secolo, segue lo schema del giardino islamico con i suoi padiglioni delle delizie e grandi vasche, un tempo utilizzate per irrigare gli uliveti circostanti.

Risaliti nel minivan solo una decina di minuti e si scende nella suggestiva Place des Ferblantiers detta anche Piazza dei Lattonieri. Si trova a due passi del quartiere ebraico (la Mellah) ed è a pochissimi minuti a piedi dal Palazzo Bahia. Questa piazza è famosa per le botteghe storiche degli artigiani che lavorano a mano il metallo e la latta.

Ancora pochi passi e si giunge al Palais de la Bahia, eretto verso la fine dell’800 per volere del gran visir Ba Ahmed. E’ incredibile il cambio di ritmo che si ha accedendo all’interno di quest’oasi di pace. Un attimo prima sei nel caos assoluto, tra motorini che strombazzano e carrettieri che trascinano i loro muli, ed un attimo dopo ti ritrovi in un cortile dove si sente solo il vocio sommesso dei turisti ed il fruscio delle foglie di banano mosse dal vento.
Palazzo Bahia: cosa vedere e perché visitarlo


Palazzo El Bahia è un significativo esempio di residenza privata signorile che il gran visir ha fatto costruire un pezzetto alla volta valorizzando ogni ambiente con perfette piastrelle zellij che adornano i pavimenti e soffitti in legno di cedro riccamente decorati. La bellezza di questo posto non risiede nelle singole stanze o nei meravigliosi cortili che si susseguono l’un l’altro, bensì nei dettagli, quelli che ti fanno fermare a ogni passo per fotografare pareti che sembrano dorate.

Da qui si procede verso la Camera del Consiglio, uno degli ambienti storicamente e politicamente più importanti del palazzo, dove Ba Ahmed riceveva i membri del governo. Entrando in questa stanza devi assolutamente volgere lo sguardo all’insù e immortalare la bellezza del soffitto in legno di cedro, interamente dipinto con motivi floreali e arabeschi dai toni che vanno dall’oro e all’ocra al verde e al rosso scuro. Non c’è che dire: è un vero capolavoro. Anche se non sono riuscita a ritrovare lo scatto specifico della Camera del Consiglio, ecco una carrellata dei meravigliosi soffitti in legno di cedro e faggio che si possono ammirare nel palazzo.





Da qui il percorso continua verso il piccolo cortile, residenza privata del Gran Visir, uno spazio decisamente intimo, circondato da gallerie con eleganti stanze di ricevimento e impreziosito da dettagliati elementi in legno di cedro e fontane decorative.



Il giro continua verso il Grande Cortile d’Onore e qui lo stupore è enorme. Non si può non rimanere affascinati dall’immensa spianata di marmo di Carrara e piastrelle blu e gialle che riflettono la luce del sole.

Tutto intorno si snoda una galleria con vetrate e colonne in legno. Collegata al Cortile d’Onore troviamo la Grande Sala o Sala d’Onore, uno dei punti più scenografici del palazzo.




Madrasa Ben Youssef: la perla della Medina
Terminata la visita, il caos della Medina ci attendeva. Per andare dal Palazzo Bahia alla Madrasa di Ben Youssef abbiamo percorso un intricato reticolo di viuzze, strette e brulicanti di vita, con i negozietti accalcati gli uni sugli altri. C’era chi cercava di fermarti insistentemente per mostrarti i propri manufatti, chi invece ti invitava ad annusare le spezie; impossibile non sentirsi storditi da tanta vivacità.



In tutto questo, la nostra guida Youssef sembrava quasi volare da un vicolo all’altro, camminando spedito ma restando sempre attentissimo a non perdere quel gruppetto di turisti che aveva in custodia, e che si distraeva fin troppo facilmente. Così guidati dal suo passo e dal profumo di spezie che aleggiava nell’aria, siamo finalmente giunti alla Madrasa di Ben Youssef, una delle più importanti della città. Varcata la soglia di questa grande scuola coranica del Maghreb, il frastuono dei vicoli svanisce di colpo, sostituito da un silenzio quasi solenne. La Madrassa di Ben Youssef ti accoglie con la straordinaria bellezza del suo cortile centrale a pianta quadrangolare, uno splendido esempio di architettura arabo-andalusa con un infinito ricamo di stucchi, marmi e legno di cedro. Un luogo che lascia il visitatore letteralmente senza fiato.

Al centro del cortile è situata la grande vasca delle abluzioni in marmo di Carrara, con il fondo piastrellato da mattonelle bicolore, mentre ai lati corrono due gallerie sorrette da pilastri con alla base fantastiche decorazioni in zellij.

In fondo al cortile si apre la Sala di preghiera, il cuore spirituale della Madrasa. Un ambiente molto intimo, dominato da una cupola in legno di cedro finemente intagliata. Volgendo lo sguardo attraverso le tre navate, la vostra attenzione sarà catturata dal Mihrab, la nicchia ad arco riccamente decorata che indica la direzione della Mecca. Un vero capolavoro di stucchi bianchi, talmente perfetti da sembrare preziosi pizzi.

Dinanzi al Mihrab troviamo una vasca rettangolare in marmo, finemente scolpita, che un tempo veniva utilizzata per le abluzioni rituali prima della preghiera.
Una stretta scala porta al primo piano dove, intorno alle balconate che si affacciano sui piccoli cortili interni decorati con magnifici mosaici di piastrelle zellij, troviamo gli alloggi degli studenti utilizzati fino agli anni ’60. Questi piccoli cortili servivano a dare luce e aria alle oltre 130 stanzette del complesso.



Jamaa el Fna al tramonto: cosa aspettarsi
Lasciata la quiete della Madrasa, abbiamo fatto una corsa verso l’albergo per rigenerarci con un’oretta di meritato relax. Il tempo di ricaricare le batterie e siamo volati di nuovo verso il cuore pulsante della Medina: in una Jamaa el Fna più viva che mai. Siamo stati letteralmente travolti da un caos quasi assordante, tra incantatori di serpenti, ballerini di strada dai vestiti variopinti e venditori ambulanti.


Un’energia incredibile che abbiamo poi ammirato dall’alto rifugiandoci su una delle terrazze dei caffè che si affacciano sulla piazza. Eccoci finalmente seduti con uno spritz in mano in attesa di goderci un tramonto mozzafiato che ha tinto d’oro la rinomata piazza Jamaa el Fna, creando un effetto scenografico pazzesco.


Mangiare in un riad a Marrackech
Non potevamo che concludere questa splendida giornata con una cena tipica marocchina travolti dal ritmo della musica tradizionale e dal fascino della danza del ventre.




