Castell’Arquato e Vigoleno… due gioielli del piacentino

Dopo avervi portato tra le colline del parmense, oggi andiamo in Val d’Arda alle pendici dei colli piacentini. Dalla zona di Milano abbiamo poco più di un centinaio di Km da percorrere e con un’ora di macchina ci ritroveremo, ancora una volta, in un paesaggio idilliaco punteggiato da verdi colline e borghi circondati da torri merlate. Si vedono da lontano e tu, che ami scoprire le storie racchiuse tra quelle mura e quei vicoli, già sai che…  sarà una bella giornata

Arroccato su un promontorio dal quale si ha un’ampia visuale sulla pianura circostante, si erge il nucleo medioevale di Castell’Arquato.

E’ grazie a questa posizione strategica che qui, il patrizio romano Caio Torquato, verso il III° secolo a.C. fondò il primo castrum. Dal IV° secolo d.C. Castell’Arquato andò incontro ad un periodo funesto. Solo a partire dall’VIII° secolo il borgo iniziò la sua ripresa economica. Un susseguirsi di vicende politiche e militari segnano la storia di questo splendido borgo annoverato fra i borghi più belli d’Italia.

Parcheggiata la macchina nei pressi di Piazza Europa non vi resta che seguire quell’insieme di torri merlate che ne caratterizzano la sua bellezza. Si sale tra i vicoli acciottolati ed è impossibile non soffermarsi ad ogni curva per un nuovo scatto. Passo dopo passo giungiamo dinanzi alla facciata in tufo ed arenaria della Collegiata di Maria Assunta edificata tra il 1117 ed il 1122, anno della sua consacrazione.

Della preesistente Chiesa, fondata nel 758, non rimane alcuna traccia in quanto andò completamente distrutta in seguito al terremoto del 1117. Unico elemento della precedente Chiesa potrebbe essere la vasca battesimale circolare che troviamo al suo interno. Il chiostro e la torre campanaria risalgono al XIII° secolo, mentre il Portico del Paradiso, realizzato in pietra e mattoni, risale al XV° secolo.

L’interno a tre navate, realizzato in stile romanico, nella sua semplicità infonde un nonsoche’ di mistico. Di notevole interesse sono la cappella di Santa Caterina d’Alessandria e quella di San Giuseppe, dedicata al santo patrono del borgo, realizzata in stile barocco nel 1630.

 

Pochi passi e si giunge alla Rocca che, con le sue possenti torri quadrate, sovrasta la Piazza del Municipio. La Piazza, con quel susseguirsi di edifici in laterizio, è un vero gioiello. La Rocca venne fatta erigere dal comune di Piacenza nel 1343 durante la Signoria di Luchino Visconti. Nel 1466 fu ceduta agli Sforza di Santa Fiora che da generazione in generazione la tennero fino al 1707. La Rocca ebbe solo funzioni militari ed oggi è proprietà del Comune. La sua struttura ad L, con doppia cinta muraria, venne realizzata sia per ospitare il comando militare che per offrire rifugio alla popolazione in caso di pericolo.

Di fronte alla Rocca, precisamente sul lato settentrionale della piazza, si erge il Palazzo del Podestà. Sormontato da una corona di merli a coda di rondine il nucleo centrale risale al 1292 al quale, successivamente,  fu aggiunta la loggia dei “notari”. Sempre nello stesso periodo la preesistente scala esterna fu completata con parapetto e copertura. Oggi il Palazzo è sede della sala consiliare del Comune.

Un su e giù tra scalinate e vicoli per godere di quella tranquillità tipica di un borgo di altri tempi e per scoprire altri palazzi che parlano della storia di Castell’Arquato.

Ci soffermiamo per uno scatto davanti al Palazzo del Duca, costruito nel 1292 da Alberto Scoto, uno scatto verso la Fontana del Duca ma la carta vincente del giro l’abbiamo lasciata proprio al termine del nostro tour, Palazzo Stradivari.  

Eretto nel XIX° il  palazzo  è  articolato  su  più  livelli.  Un  ampio  voltone  che scavalca  la  strada  segna  l’inizio  della  parte  alta  dell’abitato.  E’  decorato  con  motivi  ornamentali  ed  al  centro  della  volta  spicca  la  raffigurazione  di  San  Giorgio  che  affronta  il  drago.  Il  palazzo  è  uno  dei  migliori esempi  di  architettura  neogotica. Come dice la Signora Stradivari, la gentile padrona di casa, Palazzo Stradivari è un “castello inventato”. Con grande enfasi ci racconta che in quel periodo era di moda sognare del medioevo e farlo rivivere in stile neogotico.

Fu per volere di suo nonno, Libero Stradivari, pronipote del famoso liutaio cremonese, che il palazzo venne realizzato come inno alla bellezza ed ai sogni. Nel corso della visita guidata, per rispettare la privacy, non mi è stato possibile fotografare gli ambienti ma, Lei stessa, percependo la mia passione per la fotografia, mi faceva notare tutti quei particolari che fanno idealmente rivivere la storia di quei personaggi che qui hanno vissuto. Non udivo le loro voci ma, per me, è stato sufficiente  lasciarmi trasportare, in un’altra dimensione, dalla voce narrante di Antonia. 

Un abbraccio simbolico e soddisfatti di questa scoperta siamo ritornati verso la macchina.

Solo una decina di km e siamo giunti in un altro gioiellino del piacentino, Vigoleno.  All’arrivo siamo rimasti subito affascinati da quelle imponenti mura merlate che racchiudono le uniche due vie del borgo in un grande abbraccio. Il Borgo di Vigoleno s’impone per l’eleganza delle sue forme e per l’integrità del sistema difensivo. Dal rivellino si accede all’oratorio della Madonna delle Grazie, al castello ed alla Pieve romanica di San Giorgio.

La Pieve, edificata nel secolo XIII, è tra le architetture romaniche più rappresentative del piacentino. Se si arriva da queste parti, varcate l’unica porta fortificata del borgo e non perdete la visita del Castello dalla cui sommità si ha un magnifico sguardo d’insieme sul minuscolo borgo e sulla valle dello Stirone.

Ancora un giro tra gli stretti vicoli acciottolati, un ultimo sguardo all’insù verso il Mastio con il suo torrione ed il nostro giro nel piacentino è giunto al termine.

9 thoughts on “Castell’Arquato e Vigoleno… due gioielli del piacentino

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    • Grazie mille Antonia. Raccontare delle mie esperienze di viaggio mi da molta soddisfazione specialmente se ricevo apprezzamenti da persone come Lei. È stato bello conoscere sia Lei che la sua dimora così ricca di storia. Un affettuoso saluto Bea

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