Le colline del parmense tra borghi ed antichi castelli

I viaggi virtuali di questi ultimi mesi oggi possono diventare realtà ed io sono pronta a portarvi in un territorio costellato di antiche rocche, castelli e deliziosi borghi murati. Solo un’ora e mezza da Milano e verrete catapultati in un paesaggio di dolci colline che regalano una sensazione di profonda tranquillità.

Qui il piacere di ascoltare antiche vicende storiche s’intreccia con il piacere di assaporare piatti dai sapori genuini.  Tra un castello e l’altro è impossibile non lasciarsi tentare da una delle tante trattorie che ci deliziano con abbondanti piatti di tagliatelle, gnocchi o ravioli.  Il tutto rigorosamente fatto in casa proprio come vuole la tradizione di queste terre. Spingersi fino a Langhirano , noto come il “paese del prosciutto”, per degustare una fetta di prosciutto extradolce è un’esperienza che gratifica sicuramente le papille gustative di tutti coloro che amano  i salumi.

150 Km percorsi tutti d’un fiato per arrivare nella prima area collinare del Parmense e lasciarsi trasportare dai racconti intriganti di Paola, la guida che ci ha mostrato con tanta dedizione il Castello di Montechiarugolo.

Il pugno di case colorate di questo nucleo, che ha mantenuto la struttura del borgo rurale medioevale, aprono l’accesso all’imponente rocca che svetta a strapiombo sul torrente Enza. Con l’alta cinta muraria è uno dei più importanti esempi di architettura fortificata ed oggi conserva intatta la configurazione quattrocentesca datagli da Guido Torelli, condottiero della famiglia Visconti. Non si può che rimanere colpiti dall’imponenza della sua massiccia struttura che in origine era difesa anche da una seconda cinta muraria più esterna edificata lungo il perimetro del borgo.

In contrasto con l’aspetto severo delle mura esterne, nulla fa presagire la delicatezza e raffinatezza del suo interno tipico delle residenze signorili cinquecentesche. Appena varcato il cancello d’ingresso le immagini di feritoie, baluardi e torri merlate lasciano il posto ad uno splendido giardino all’italiana abbellito da statue settecentesche. La grazia del suo interno è dovuta principalmente al volere di Pomponio Torelli amante della poesia e della pittura. A Lui si devono i dipinti presenti nelle sale.

Dopo aver attraversato un primo ponticello in muratura ed il rivellino meridionale, si attraverserà un secondo ponticello costruito in sostituzione di un precedente ponte levatoio ed infine si giunge al cortile d’onore sul quale svetta imponente l’antico mastio.

Ancora qualche scatto ed il mini gruppo accede a sale ricche di dipinti ed antichi arredi. Direttamente collegato al cortile d’onore troviamo il Salone delle Feste illuminato da trifore neogotiche. Le volte a crociera sono decorate da affreschi realizzati nel XVI secolo ed attribuiti alla scuola di Cesare Baglioni. Ovunque giri lo sguardo è un susseguirsi di affreschi e stemmi tra i quali non si può non notare il biscione visconteo.

Da qui accediamo alla Camera di Mezzo dove è presente il capolavoro pittorico del castello. E’ un dipinto del ‘400  che rappresenta  l’Annunciazione ed è collocato a ridosso della finestra che da sul loggiato. La volta a crociera è decorata con affreschi risalenti agli inizi del XVII secolo.

 

Ultimata la visita delle quattro sale principali del piano terreno, si esce sul loggiato. Soffitto con travetti in legno, pareti e balaustre magnificamente affrescati, stemmi ovunque che ci ricordano le famiglie che qui si sono succedute nel corso degli anni. E ancora una volta, sulla parete in fondo al loggiato, spicca la “bissa bella” ovvero il biscione che rappresenta la famiglia dei Visconti. Ciò  che maggiormente cattura lo sguardo del  visitatore  sono  quei graffiti  incisi  in  modo  indelebile  sulle  pareti. Un  susseguirsi  di  frasi,  ognuna  con  la  propria data,  che ci  raccontano importanti avvenimenti del passato che hanno segnato la storia del Castello.

Prima di salire quei gradini che ci portano verso il camminamento di ronda lasciamoci affascinare dai racconti di Paola ed ascoltiamo la leggenda che aleggia tra queste mura. Si racconta che nel maggio del 1593, durante una festa organizzata nel castello, apparve una fanciulla che allestì un banchetto per predire il futuro a chi lo volesse conoscere. Si avvicinò Pio, figlio del conte Pomponio Torelli, e la bellissima Bema, cadendo in trance, vide, con ben diciotto anni d’anticipo, un lago di sangue.

“Vedo le vostre teste galleggiare in un mare di sangue!” esclamò

Il Duca Ranuccio, sgomento da tale predizione, ordinò immediatamente l’arresto della ragazza e la sua reclusione nel carcere della Rocchetta a Parma. Pomponio ritenne questa decisione una vera ingiustizia e così riuscì a far fuggire la fanciulla dal carcere e prenderla sotto la propria protezione assumendola per la gestione domestica del Castello.  La giovane Bema ebbe un comportamento esemplare e fu benvoluta da tutti.  S’innamorò del giovane Pio  e fu forse anche ricambiata. Ma questa gioia non durò a lungo in quanto, come predetto durante la festa del maggio del 1593, Pio venne decapitato il 18 maggio del 1612.  Nonostante ciò Bema rimase a Montechiarugolo fino alla sua morte.  Da allora si racconta che ogni anno nella notte tra il 18 ed il 19 maggio il fantasma di Bema riappaia nel castello. Secondo la leggenda la mummia che ci mostra la nostra guida, ritrovata nel XVIII secolo, pare sia proprio la Fata Bema in quanto accanto al suo corpo fu ritrovato un foglio con su scritto:

“Della Bema questo è il corpo, chi felice viver vuole non lo tolga dal suo letto

Terminata la visita si risale in macchina e, con rinnovato entusiasmo, siamo pronti per una full immersion nelle terre del rinomato Prosciutto di Parma. Situata sulle colline tra Langhirano e Traversetolo si raggiunge l’antica Trattoria Capelli dove, da veri buongustai, siamo desiderosi di assaggiare le prelibatezze di quei piatti dai sapori di una volta. Piatti che sanno proprio di casa….

 

Un pò brilli ed ampiamente soddisfatti per la scelta della trattoria, si risale in macchina e si riparte verso il “Castello di Torrechiara” dove  ancora una volta la protagonista è una donna.

Conosceremo la dama Bianca che rapì il cuore di Pier Maria Rossi che fece costruire il Castello per vivere qui la sua storia d’amore con Bianca Pellegrini. Nel castello la sua figura riempie le volte e le lunette della Camera d’Oro realizzata proprio per lei nel 1460. Ancora una volta si parla di fantasmi in quanto Bianca, durante le notti di luna piena, rivive nelle stanze dell’edificio ed ancora una volta rimaniamo estasiati di fronte a tanto amore. Bianca ha sfidato il mondo del suo tempo per vivere in pieno il suo amore per il giovane condottiero.

Parcheggiata la macchina ci inerpichiamo lungo una ripida strada e giungiamo ad un borgo cintato da mura. Attraversiamo l’arco e tutto sembra essere rimasto intatto nel tempo. Il Castello non fu concepito solo come struttura difensiva ma anche come dimora di una corte nobiliare ed è per questo motivo che è giunto quasi intatto ai giorni nostri. Edificato tra il 1448 ed il 1460, è circondato da tre cerchie murarie e quattro torri angolari. Sul depliant che ho preso nel punto info si parla di uno degli …

esempi più significativi di architettura castellana quattrocentesca

Prima di salire verso il Castello ci concediamo un giro tra il pugno di case in pietra. Due soli vicoli acciottolati che racchiudono la bellezza dei borghi medioevali.

Il giro continua.

Attraversiamo il portone fortificato fino a giungere al quadrangolare cortile d’onore ricco di logge e porticati.

La visita del Castello è molto interessante sia per il magnifico panorama sia per il susseguirsi di sale affrescate a “grottesche”.

Purtroppo le sale non sono arredate in quanto con il passaggio di proprietà dal privato allo stato gli arredi furono venduti.

Ogni sala prende il nome dalla decorazione più rilevante, quindi abbiamo la Sala di Giove, quella del Pergolato o dei Paesaggi.

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La sala della Vittoria, degli Angeli, degli Stemmi fino a soffermarsi nella sala più bella, la Camera d’Oro.

Il primo particolare che balza all’occhio del visitatore sono le formelle in terracotta, in origine dorate, che rivestono le pareti. Le formelle riportano motivi di stemmi e le iniziali intrecciate di Pier Maria Rossi e Bianca. Ogni dipinto presente sulle pareti o nelle volte parla di questa grande storia d’amore.

 

Come al solito il tempo è tiranno. Avremmo voluto visitare la Rocca di Sala Baganza ma, ahimè, ore 18 time out. Ci siamo persi la visita dei preziosi affreschi cinquecenteschi di Campi o Baglione e poi … avrei voluto proprio visitarla perché anche qui la protagonista è una donna, Maria Luigia d’Asburgo Lorena. Fu moglie di Napoleone Bonaparte e qui visse con i suoi due figli. Vorrà dire che qui ci ritornerò per rifugiarmi in qualche altro castello, ascoltare qualche altra storia e scoprire un’altra trattoria della zona.

Quasi le 19, il buon senso ci dice che  avremmo dovuto metterci in macchina e spararci quei 150 km che ci dividevano da casa ed invece … eccoci ancora in macchina direzione Fontanellato per un aperitivo ai piedi della magnifica Rocca.

 

14 thoughts on “Le colline del parmense tra borghi ed antichi castelli

  1. In questa bella gita che abbiamo condiviso insieme ti confermi ancora una volta una autentica “fuori-classe” della fotografia.
    Ieri abbiamo visitato il Faro Voltiano a Brunate. Ti raccomando di mettere in programma questa visita perché la vista sul lago che si offre al visitatore è uno spettacolo unico e di rara bellezza. Raccomando di fare questa visita in una giornata di cielo sereno e limpido e (possibilmente) non di domenica!

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  2. Bellissime immagini come sempre …
    le tue foto mi affascinano e anche la tua descrizione non è da meno. Riesci a trascinare anche dentro i castelli, descrivendo storie coinvolgenti che non fanno che incuriosire e lasciarci incollati alle tue immagini, assolutamente uniche. Brava … la tua crescita è sempre esponenziale… non allontanarti mai da questa strada maestra che lascia su di te un alone di bellezza interiore…la stessa che vibra tra le arti. Baciotti

    Piace a 1 persona

  3. Pingback: Castell’Arquato e Vigoleno… due gioielli del piacentino | Viaggiando con Bea

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